Zingaretti sul voto in Umbria

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La sconfitta alla Regione Umbria dell’alleanza intorno a Vincenzo Bianconi è netta e conferma una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri, che non si è riusciti a ribaltare. Il risultato intorno a Bianconi conferma, malgrado scissioni e disimpegni, il consenso delle forze che hanno dato vita all’alleanza. Ringrazio Vincenzo Bianconi per la sua generosità, per essersi messo a disposizione negli ultimi giorni utili e tutti gli elettori e i militanti che si sono battuti in una condizione difficile se non drammatica in quella Regione. Ovviamente rifletteremo molto su questo voto e le scelte da fare, voto certo non aiutato dal caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del Governo. Sicuramente, anche se in una situazione difficile, è stato giusto metterci la faccia e combattere. Organizzeremo l’opposizione in Consiglio Regionale e nella società per contrastare questa deriva.

“In Umbria abbiamo subito una sconfitta ed esce confermata la forza dell’alleanza della destra italiana radicata nel sentimento popolare. 

Il Partito Democratico si attesta al 22.3%, dopo una scissione e, considerando la presenza alle europee di altre forze politiche, ritengo questo come un risultato di tenuta. Un risultato che viene dal passato e che ha radici profonde. Lo affermo non per scaricare responsabilità su qualcuno, ma per comprendere cosa è avvenuto.

Da qui si riparte. Questo dato conferma il PD come l’unico credibile pilastro di un’alternativa alle destre.

La Lega di Salvini, rispetto alle europee, cala di poco ma vince nettamente grazie a un’alleanza coesa, forte e plurale che nelle elezioni regionali a turno unico è indispensabile per vincere.

Io credo in un partito a vocazione maggioritaria con una forte identità capace di parlare a tutto il Paese. Un partito a vocazione maggioritaria ma non isolato. 

Come è accaduto in molti Comuni grazie a straordinari candidati sindaci dobbiamo insieme rilanciare la forza e l’identità del Pd e, insieme, la ricerca di alleanze con forze politiche, civiche e associative nei territori, avviando processi profondi in tutto il Paese.

Anche il rapporto con il Movimento 5 stelle, con il quale governiamo, va inserito in questo schema di confronto, non per esaltare le differenze ma per trovare sintesi vere e – come ho sempre detto in tutte le occasioni – verificando, territorio per territorio, la possibilità di convergenze, senza imporre nulla.

Ad Agosto avevo sollevato perplessità sulla percorribilità di un’alleanza di Governo con il Movimento 5 stelle. 
Abbiamo poi costruito una linea unitaria, difficile, di cui ovviamente mi assumo oggi tutte le responsabilità.

Ma è ovvio che occorre voltare pagina. Mi auguro una nuova solidarietà nella coalizione e nella compagine del Governo Conte che non può essere un campo di battaglia quotidiana. 
Una maggioranza non può esistere per paura di Salvini, per evitare il voto dei cittadini o aspettare le nomine degli enti per occupare poltrone. 

Deve fare vivere tra le persone una percezione di cambiamento su parole e contenuti chiari: lavoro, rivoluzione verde, scuola, salute, sicurezza urbana, investimenti, giustizia sociale. Solo questo aumenta la percezione di protezione che chiedono le persone. Dobbiamo costruire speranze, non alimentare polemiche.

Sin dal primo istante ho ripetuto e confermo: non si può governare tra avversari e nemici. Nessun membro dell’alleanza può augurarsi o lavorare per la distruzione dell’altro.

Questo offusca anche la forza delle cose fatte e, per quanto ci riguarda, rende fragile la credibilità di tutti.
La destra si contrasta solo ottenendo risultati tangibili nell’impegno per lo sviluppo e per la lotta contro le disuguaglianze sociali, costruendo iniziativa politica nel Paese.

Su questo va rilanciata in fretta una visione del futuro e un profilo riformista e di rinnovamento del Governo. Va fatto insieme.

L’alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze.

Il Pd dovrà ora accelerare un processo di rinnovamento politico, organizzativo e programmatico che in mesi turbolenti pieni di incredibili novità abbiamo solo in parte avviato”.

Nicola Zingaretti

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