Candidato Segretario Regionale: De Rebotti

PDCdP

Cara Democratica e caro Democratico,
vorrei un PD con un gruppo dirigente plurale, coeso, leale, competente e realmente competitivo. Coinvolgente e davvero impegnato a costruire una comunità politica con un’idea dell’Umbria alternativa a quella delle destre, che rischiano di isolare, incattivire e per tanti versi pregiudicare il futuro della regione. Non rinchiudiamoci in noi stessi, non isoliamoci con la convinzione che meno siamo, più fedeli siamo e meglio sarà. In un momento storico, speriamo contingente, in cui è difficile già di per sé intercettare l’interesse e parlare alla comunità regionale, rischiamo alienazione ed autoreferenzialità, il miglior scenario da consegnare alle destre. Chiedo a chi ha a cuore questa comunità di mobilitarsi. Basta silenzi, individualismi esasperati, paure, elementi che già tanto male hanno prodotto. Perché nel frattempo tante forze genuine di questo partito, impegnate nelle istituzioni e non, si stanno già mobilitando ogni giorno riaprendo le scuole, garantendo i servizi, tenendo una mano sulla spalla alle nostre comunità, ai nostri cittadini. Che non voteranno al congresso ma che un giorno, spero, torneranno a guardarci con più fiducia. Se sapremo meritarlo ovviamente. Puoi contattarmi quando vuoi, per parlare del congresso o per organizzare un incontro nel tuo circolo, i miei recapiti sono:

LINEE POLITICO-PROGRAMMATICHE PER LA CANDIDATURA ALLA SEGRETERIA REGIONALE DI FRANCESCO DE REBOTTI

Un nuovo abito per il Partito Democratico

Esiste la volontà di rigenerare, in Umbria, una comunità politica che tanto ha dato alla costruzione dei comuni destini?

Francesco De Rebotti

Questa domanda, la cui risposta potrebbe apparire scontata, necessita di una seria riflessione sulle forme che la concretizzazione di tale intenzione dovrebbe assumere, su chi deve esserne protagonista, sui tempi e sulle alleanze sociali e politiche che vanno opportunamente costruite. Un Partito che ha l’ambizione di tornare ad essere un punto di riferimento per la comunità umbra ed i suoi territori, non può prescindere dalla capacità di essere inclusivo e partecipato. La diversità, il pluralismo, l’apertura al protagonismo di multiformi esperienze e culture politiche non rappresentano un ostacolo alla crescita: esse sono, al contrario, le radici attraverso le quali alimentare il confronto e la progettualità creativa ed innovativa.

Una certa pratica consolatoria dei decenni scorsi, caratteristica dei partiti fortemente identitari, ha coinciso con il sentirsi a proprio agio soltanto in un dialogo tra presunti pari. Essa è stata superata nel 2007 quando si è deciso di dar vita al Partito Democratico, una coraggiosa scommessa plurale che ha appassionato milioni di italiani e che oggi mantiene tutta la sua validità. Con essa si pose l’ambizioso obiettivo di trasformare le differenze in ricchezza, valorizzando il meglio le culture politiche progressiste alla base della nascita e della crescita della democrazia in Italia.

La personalizzazione, il leaderismo, il correntismo esasperato ad ogni livello hanno piegato però l’originaria intuizione alla base dell’esperienza del PD, deformato l’essenza stessa della nostra comunità politica, rendendo il partito più fragile, in tanti territori rarefatto e inconsistente, assai spesso respingente. Tale dinamica è testimoniata, anche in Umbria, dal susseguirsi di troppe dolorose sconfitte nei Comuni, in Regione e nei collegi elettorali. Siamo stati in grado di porre in essere una resistenza efficace alla debordante destra populista solamente in quei territori in cui siamo riusciti, pazientemente, a coltivare la pluralità delle ispirazioni e degli orientamenti, individuando gruppi dirigenti coesi e generosi che hanno costruito alleanze nell’ottica dell’ampliamento del campo progressista. Tali esperienze vedono un Partito Democratico ancora in salute, esse debbono fungere da modello per chi intenda candidarsi a realizzare un rilancio a livello regionale. La rinnovata comunità politica che ci accingiamo a costruire non può che mettere a leva questo metodo, con l’intento di determinare un gruppo dirigente originale, plurale, generoso, coeso. Non serve eleggere, stancamente, un leader solitario e autoritario contornato da fedelissimi a rimorchio. Ciò sarebbe nient’altro che la riposizione di un logoro correntismo che cambia pelle presentandosi in forme diverse, deleterie ed interessate. Al contrario si deve trarre linfa dal giacimento multiforme dei militanti sul territorio, che portano con sé l’esperienza del contatto con la realtà, con le persone che la vivono, con le contraddizioni e le ricchezze, quegli stessi che quotidianamente ascoltano, pensano, progettano e agiscono nell’interesse proprio e della comunità alla quale appartengono.

Diversamente il Congresso che andiamo a realizzare, per platea e meccanismi di elezione, rischia di diventare solo un accidente burocratico; un congresso dei numeri delle tessere, un votificio conosciuto e sperimentato che già ha rappresentato, in analoghi episodi passati, un elemento di sgretolamento, allontanando persone, distanziandoci dagli elementi vitali della società, facendo percepire la nostra come una sorta di presenza patogena. Questo è probabilmente già accaduto in Umbria, tanto da far percepire il PD con antipatia diffusa: troppo saccenti, troppo distanti, poco autorevoli, poco empatici. Una fase congressuale con tali caratteristiche non servirebbe alla rigenerazione del Partito Democratico, non sarebbe di alcuna utilità per i cittadini della nostra regione, totalmente distanti da incomprensibili echi di stucchevoli conte interne.

Serve invece un Partito nuovo, dedito alla cucitura, alla tessitura di una nuova trama paziente e faticosa, di una nuova stoffa e di un nuovo abito, partecipato da tutti recuperando lo spirito e l’orizzonte tracciato dai fondatori al momento della nascita dell’esperienza innovativa del PD.

Serve la laboriosità del sarto, il sorriso dell’amico paziente, lo sguardo del navigante.

Un PD europeo per un nuovo modello di sviluppo

Le migliori prospettive d’innovazione emergono, come già sostenuto, dalla dimensione del confronto, dall’apertura, dalla dialettica continua. In questo senso il Partito Umbro deve porsi l’obiettivo di avviare un confronto anche con le realtà più significative del riformismo europeo, recuperando quella vocazione internazionale che può rendere maggiormente fecondo il nostro progetto.

La recente pandemia ha messo seria difficoltà l’intero continente. La frammentazione della risposta in singole opzioni nazionali ha determinato, oggi, un’importante differenziazione nelle condizioni sanitarie, con tassi di diffusione del virus assai differenti. L’Italia, in questo senso, viene oggi indicata come buon esempio da importanti osservatori internazionali. L’Umbria, grazie all’ottimo modello di sanità negli anni costruito, ha dato risposte soddisfacenti. La proposta politica della Commissione Europea appare finalmente assai convincente. Recovery Found e MES sono strumenti per rispondere alle difficoltà e al contempo grandi opportunità per rivedere il modello di sviluppo regionale, oltre che per condurre una seria riflessione sulla qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese e su di una nuova politica industriale. Abbiamo la possibilità di mettere a sistema intelligenze, esperienze, visioni per trasformare l’enorme dramma che è stata la pandemia, con i morti e le sofferenze così diffuse, in opportunità di futuro. Le scelte fatte a livello europeo, anche con il determinante contributo del nostro Governo, ci pongono nelle condizioni di poter

Progettare il superamento della crisi che l’Umbria ha vissuto degli ultimi anni.

Per fare tutto ciò dobbiamo dialogare con le forze sociali ed economiche, approfondire le tematiche da affrontare, provando a tradurre per i più, anche per le persone meno strutturate e consapevoli, materie a volte complesse. In definitiva dobbiamo aprirci realmente, faticando per compiere il compito della sinistra: far partecipare tutti alla determinazione delle sorti collettive. Per fare tutto ciò al PD dell’Umbria non serve un nuovo “prescelto” contornato da adepti. Sarebbe di nuovo porre distanza tra noi e gli altri. Al PD umbro serve una variegata, vivace, dinamica classe dirigente, composta da donne e uomini di tutte le età, con idee simili anche se non sovrapponibili, che vogliano camminare insieme piuttosto che sgambettarsi.

Va ripresa una riflessione sul modello di welfare regionale. Ai fasti del passato, tali per la capacità avuta nella riflessione e nel conseguente orientamento all’innovazione continua, è seguita una sorta di pigra sonnolenza. Ci siamo accontentati del molto fatto, rinunciando allo sviluppo del progetto. Stesse dinamiche si sono realizzate nella sanità pubblica, dimensione che ancora ci vede primeggiare per qualità dei servizi in virtù di un luminoso passato che, inevitabilmente, illumina sempre meno il presente di tante persone in difficoltà che necessitano di elevata qualità dei servizi e di buona assistenza. L’Umbria non può fare a meno di Partito Democratico strumento di cambiamento, d’innovazione, di coraggiosa costruzione di futuro.

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