Proposta Pd: bonus a chi investe sull’Italia.

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Pacchetto di azioni in aiuto alle imprese che si fondono. Zingaretti: Come sottolineato da Conte alle Camere è il momento di avviare una nuova politica industriale.

Premi fiscali immediati per l’impegno degli azionisti nelle imprese italiane e per il risparmio nazionale convogliato sui settori più produttivi. Aziende che vengono incentivate a fondersi, crescere, dotarsi di tecnologia e impianti verdi. Un progetto per attrarre verso l’Italia investitori che avevano delocalizzato, fondato su un quadro garantito di stabilità e certezza tributaria e su un percorso amministrativo semplificato. Strumenti più robusti e nuovi incentivi fiscali per gestire le crisi d’impresa attraendo capitali freschi. E per i protagonisti dell’industria e della finanza legati al settore pubblico, un nuovo luogo d’incontro sul modello del Conseil national de l’industrie francese. Alla vigilia della fase 2, il Pd sposta lo sguardo oltre l’emergenza imperniata sulla liquidità da dare a famiglie e imprese. Le proposte sono in parte un cantiere aperto — ma in parte già articolate — e riassunte in un documento dei dipartimenti economia, innovazione e imprese del Pd, sotto la regia di Emanuele Felice, Marianna Madia e Pietro Bussolati. Il tutto è da presentare a breve, con un messaggio implicito al resto d’Europa in pieno negoziato sul piano di ricostruzione: per assorbire il trauma sociale e finanziario di questa recessione, l’Italia deve rafforzare al più presto il proprio motore produttivo e liberarlo dalle incrostazioni di sempre. Senza aspettare l’uscita dal tunnel della pandemia. 

Quanto a questo, il Pd sembra dilaniato fra l’urgenza di imprimere un cambio di passo al governo e l’attenzione certosina a non farlo in un modo che alimenti le tensioni. Dice il segretario Nicola Zingaretti: C’è un lavoro in corso dei dipartimenti del Pd con esperti, studiosi, imprese, mondo del lavoro e accademico sul rilancio dell’economia. Sarà il nostro contributo alla fase 2 annunciata da Giuseppe Conte. Il leader dei Dem lo fa citando il premier: Come ha sottolineato Conte in Parlamento, è il momento di avviare una nuova politica industriale per un’Italia più semplice, più sostenibile e digitalizzata, più competitiva. Il documento del Pd, aggiunge Zingaretti, va in questa direzione e arricchirà l’azione del governo adesso che bisogna costruire il futuro con idee nuove. Alcune sono pronte per entrare nell’imminente decreto (ex) Aprile. È il caso di una misura per rafforzare le piccole e medie imprese sul piano patrimoniale portando nuovo capitale degli imprenditori nelle aziende e per liberare liquidità a favore di questi ultimi: l’equivalente del 30% di ogni aumento di capitale varato nel 2020 — è la proposta — potrà essere compensato con qualunque tipo di debito fiscale dell’azionista (cioè cancellato in misura equivalente) o trasferito in quella forma a beneficio dell’impresa stessa. Sempre nel prossimo decreto, dal Pd si sta cercando di inserire anche un provvedimento che attacchi il problema antichissimo della dimensione in media troppo piccola delle imprese italiane con il suo portato di fragilità, ritardo tecnologico e bassa produttività. È il cosiddetto Synergy Box: due imprese che si fondono godrebbero per anni di forti sgravi fiscali definiti in proporzione agli utili o anche alle perdite registrati negli esercizi precedenti all’operazione.

In entrambi in casi, è evidente il tentativo di cogliere al balzo la sospensione delle regole europee su conti e aiuti pubblici per recidere alcuni dei nodi che bloccano la crescita del Paese da decenni. Sempre nel decreto (ex) Aprile, il Pd proverà poi a inserire norme che allarghino gli incentivi fiscali di Industria 4.0 varati a suo tempo dal governo di Paolo Gentiloni con Carlo Calenda ministro dello Sviluppo (Mise). L’idea qui è di estenderli su tre anni, potenziarli e includervi investimenti per produzioni verdi ed economia circolare. C’è poi un’area di proposte sul reshoring, l’attrazione degli investimenti produttivi di chi aveva delocalizzato o di chi è sempre stato all’estero. Un’idea è di offrire agli imprenditori degli accordi di stabilità, garanzie che per molti anni il trattamento fiscale che trovano all’inizio non potrà peggiorare anche se con il cambiare dei governi e delle leggi. Sono poi previsti meccanismi più semplici, a sportello unico («one-stop shop»), su fisco e burocrazia. Per portare più risparmio degli italiani verso le imprese, si pensa anche a nuovi inventivi sui piani individuali di risparmio e a meno vincoli sugli investimenti degli enti previdenziali. C’è poi il grande cantiere delle crisi d’impresa: l’ipotesi è di rafforzare la struttura di gestione del Mise e incentivare fiscalmente chi investe in quelle aziende. Infine il settore pubblico e parastatale, per il quale nel Pd si ipotizza un forum di coordinamento fra Palazzo Chigi, ministeri economici, Cassa depositi, Invitalia, società partecipate. Non c’è niente di più tremendo che sprecare una crisi, disse dopo il crack di Lehman un consigliere di Barack Obama: è la sfida che l’Italia ha davanti adesso.

(Federico Fubini del Corriere della Sera 3 maggio 2020)

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