Lettera di Enrico Letta agli iscritti e alle iscritte sul congresso costituente del nuovo Pd

PDCdP

Carissime e carissimi,
sono passati pochi giorni dal voto che ha sconvolto gli equilibri politici italiani ed europei e sento la necessità di rivolgermi a ciascuno di voi per ringraziarvi dello straordinario impegno profuso in questa durissima campagna elettorale. Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente, ma ne usciamo vivi. E sulle nostre spalle c’è oggi la responsabilità di organizzare un’opposizione seria alla destra.
Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire ci sono. Pur avendo subito la concorrenza di chi ci ha preso di mira con inusitata asprezza, con il dichiarato obiettivo di mettere in discussione la nostra stessa esistenza in vita, siamo il secondo partito italiano, la forza guida dell’opposizione e uno tra i maggiori partiti riformisti e progressisti europei. E ciò in un contesto nel quale tutte le forze politiche principali, tranne FdI, hanno perso molti o moltissimi consensi rispetto alle precedenti elezioni politiche. Oppure ottenuto risultati molto inferiori rispetto ai proclami.
L’esito di queste elezioni è stato segnato dall’impossibilità – non torno qui sulle responsabilità – di presentarci con un quadro vasto di alleanze. La legge elettorale, profondamente sbagliata e che abbiamo provato invano a cambiare, favorisce chi le realizza. La destra, pur con tutte le sue divisioni, si è coalizzata e ha prevalso nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali, ottenendo così la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ad essa non corrisponde una maggioranza nel Paese: ciò accresce il nostro dovere di organizzare una opposizione dura e intransigente sui valori e sulle politiche, sempre nell’interesse generale dell’Italia e delle istituzioni repubblicane.
Allo stesso tempo, in questa campagna scandita da insidie e veleni, si sono manifestati evidenti i limiti della nostra proposta ed è emersa una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana. Sono limiti che ci obbligano a un confronto serissimo e sincero tra di noi.
Perché il Pd, per sua stessa natura, deve essere un partito espansivo e largo. Se manca questa aspirazione entra in crisi la sua ragione d’essere. Per questo dobbiamo essere pronti a rimettere tutto in discussione. Ora possiamo farlo, dopo potrebbe essere troppo tardi.
Fermarsi a enunciare le tante, pur legittime, ragioni consolatorie per un risultato che comunque ci assegna il ruolo di guida dell’alternativa sarebbe sbagliato. Non è questo l’atteggiamento col quale ho voluto interpretare il mio compito di guida del PD. E non sarà questo il modo con cui vivrò questa fase.
Quel che vi propongo è di accettare di entrare in profondità nei problemi per risolvere i nodi che ci bloccano e poi, a partire da questo sforzo genuino e determinato, di scegliere insieme la nuova leadership e il nuovo gruppo dirigente.
𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗖𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲. 𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘃𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼, 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝗿𝗼̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗮, 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗳𝗮𝘀𝗶.
𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗮”. Durerà alcune settimane perché chi vuole partecipare a questa missione costituente, che parte dall’esperienza della lista “Italia Democratica e Progressista”, possa iscriversi ed essere protagonista in tutto e per tutto.
𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗶 “𝗻𝗼𝗱𝗶”. Consentirà ai partecipanti di confrontarsi su tutte le principali questioni da risolvere. Quando dico tutte, intendo proprio tutte: l’identità, il profilo programmatico, il nome, il simbolo, le alleanze, l’organizzazione. E quando parlo di dibattito profondo e aperto, mi riferisco al lavoro nei circoli, ma anche a percorsi di partecipazione sperimentati con successo con le Agorà Democratiche.
𝗟𝗮 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹 “𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼” 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗻𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗲𝗺𝗲𝗿𝘀𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲. Un confronto e una selezione per arrivare a due candidature tra tutte, da sottoporre poi al giudizio degli elettori.
𝗜𝗻𝗳𝗶𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲, 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 “𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲”. Saranno i cittadini a indicare e legittimare la nuova leadership attraverso il voto.
Tutto può svolgersi a regole vigenti. E quindi può iniziare rapidamente. È un percorso aperto che può e deve coinvolgere, oltreché i nostri mondi di riferimento, anche il paese intero, dimostrando a tutti la forza e l’utilità di un partito-comunità, contrapposto ai tanti partiti personali che abitano oggi la nostra scena politica.
Infine, è un percorso che concilia l’urgenza di affrontare i nostri problemi con la indispensabile rigenerazione del gruppo dirigente. Contenuti forti e volti nuovi sono entrambi necessari. Gli uni senza gli altri rischiano di trasformare il Congresso in un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone. Se non li bilanciamo con attenzione, ci trasformiamo definitivamente nelle maschere pirandelliane che evocai nel mio ormai lontano discorso del 14 marzo 2021.
So che vogliamo tutti evitare questo epilogo. So che vogliamo tutti arrivare presto a un nuovo PD e a una nuova leadership.
Se ci muoviamo insieme in questa direzione, con coraggio e tempismo, dimostreremo di essere capaci di tornare in sintonia con le attese del Paese.
Vi chiedo di credere in questo progetto e di esserne protagonisti attivi seguendo le indicazioni che usciranno dal dibattito della Direzione convocata per giovedì 6 ottobre.
Vi chiedo soprattutto di avere fiducia nel “noi collettivo” che è molto meglio della somma dei tanti io. Questa è la grande forza del Partito Democratico. Questa è la nostra missione.

Enrico Letta – Segretario del Partito Democratico

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