Ancora non è la Festa della Donna… buon 8 marzo futuro!

PDCdP

Quest’anno per la Festa della Donna vogliamo riprendere le parole della scrittrice Michela Murgia che nel suo libro “Stai zitta, e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” rileva quanto il nostro linguaggio sia ancora impregnato di sessismo; semplici frasi di uso comune come “brava e pure mamma“, “stai zitta”, “sei una donna con le palle“, “come hai detto che ti chiami“, “era solo un complimento“, “io non sono maschilista“, denudano il meccanismo di potere maschile di cui è piena la nostra società. Perché ancora oggi, nonostante quasi un secolo di femminismo “di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva“.

Da qui parte la nostra riflessione, perché  noi donne ci siamo veramente stufate di dover ogni anno sperare che le cose migliorino e chiedere sempre che vengano riconosciuti i nostri sacrosanti diritti. La Politica e la Società possono e devono fare qualcosa e non solo celebrarci una volta all’anno; tanti passi avanti sono stati fatti, ma ci sono ancora molte cose che vogliamo per poter veramente festeggiare la Festa della Donna.

Vorremmo chi i figli fossero educati nello stesso modo indipendentemente dal sesso, utilizzando un linguaggio inclusivo, proponendo giocattoli non stereotipati e favorendo sport che non facciano differenza tra bambine e bambini; soprattutto insegnando che in casa tutti sono tenuti a collaborare in ogni aspetto della vita familiare (dalle faccende domestiche, all’accudire i figli). Partono infatti dalla famiglia il rispetto e l’uguaglianza.

Vorremmo che venisse cancellata ogni forma di discriminazione di genere nel mondo del lavoro, che venisse riconosciuta la pari retribuzione tra donne ed uomini e che ogni donna lavorasse in modo dignitoso ottenendo la propria emancipazione economica.

Vorremmo che le mestruazioni non fossero considerate più un privilegio o un tabù e che fosse tolta l’Iva del 22% sui prodotti mestruali, che non sono beni di lusso ma devono essere disponibili per tutti. Vorremmo che le donne fossero libere di scegliere autonomamente di poter abortire senza sentirsi giudicate e colpevoli o trovarsi davanti medici ed infermieri obiettori (ad oggi circa il 70%), e che non venissero limitati quei diritti per cui i cittadini hanno lottato come l’aborto e il divorzio. 

Vorremmo non sentir più parlare di quote rose perché la competenza, il valore, il merito di una persona va al di là del sesso, vorremmo parlare più di diritti e meno di numeri e spartizioni di posti. Vorremmo che le donne fossero libere di esprimere la propria sessualità e vivere la propria vita senza avere paura di essere stuprate o picchiate o ammazzate da chi crede di amarle e che pensa che alla fine con quella minigonna “se l’è meritato”. Vorremmo che una donna non fosse giudicata per il suo aspetto fisico o per quanto sia o meno desiderabile agli occhi degli altri e per questo sia discriminata mettendo in dubbio le sue competenze e professionalità. 

Vorremmo che la società non facesse pressione sulle donne perché diventino mogli e madri, non tutte vogliono esserlo e questo non fa di loro merce danneggiata. Sembra scontato scriverlo, ma una donna ha valore in quanto essere umano e non per i risultati personali o lavorativi raggiunti.

Vorremmo che come chiesto dal Partito Democratico nei primi 100 giorni del Governo Draghi ci fossero dei segnali di discontinuità con tre scelte: approvazione della legge della parità salariale, rendere operativo il fondo a sostegno dell’impresa femminile ed attivare il reddito di libertà per le donne che hanno subito violenza.

Celebriamo la donna sperando di non volere più niente per l’anno prossimo, perché abbiamo già ottenuto tutto.

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