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L'Ospedale: una storia infinita ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzino   
Venerdì 11 Maggio 2012 14:58

Quello dell'Ospedale è stato da sempre un tema presente nelle nostra cittadina. Ricordo fin da piccolo le discussioni accese, anche a casa mia, intorno all'ospedale. La memoria mi riporta alla mia operazione di appendicite d'urgenza, con mia madre agitatissima dato che mio padre era fuori, e la corsa verso l'ospedale dove, monache dai grandi cappelli e dottori competenti rassicurarono la mamma e risolsero il problema..Ricordo le accese discussioni in Consiglio comunale dove, la minoranza si è battuta per anni (forse con qualche ragione?) e con foga sincera, nel sostenere che si voleva chiudere il nostro ospedale per favorire Castiglione ...Il ricordo va a tutti quei medici e primari che sono stato il vanto del nostro Ospedale che per un lungo periodo è stato un punto di riferimento per cittadini  provenienti anche oltre i nostri confini provinciali. Quante discussioni, dibattiti, interrogazioni ... Ma sempre con al centro l'Ospedale  e la sua ragione di esistere che andava oltre la valenza economica che un ospedale rappresenta; una valenza anche "simbolica" come qualcuno con l'acutezza dell'analisi che lo ha sempre contraddistinto ha avuto il merito di dire di recente. Un  simbolo ma, vorrei aggiungere anche l'ultimo baluardo di una cittadina che ha visto nel tempo mano mano perdere alcuni simboli istituzionali che la rendevano orgogliosa ... E adesso? Si parla da anni, forse troppi, di Ospedale Unico. Credo che "il treno sia passato"; a mio giudizio non vi sono più ne' le condizioni economiche, ne' le ragioni politiche che giustifichino la costruzione di un nuovo ospedale. Mi chiedo infatti, a parte i soldi che non ci sono, a chi  può interessare un Ospedale  a Collelungo? Non per disprezzare il luogo, meraviglioso in questo squarcio di primavera con i grandi campi di un verde intenso, inframezzati dal giallo delle colture del colza e dalle distese degli ortaggi più in basso. Ma mi domando se davvero Passignano e Magione ne siano convinti con Perugia ad un tiro di schioppo! E Castiglione del Lago? Ha vicino l'ospedale di Nottola (tanto vituperato, ma a mio giudizio a torto), ed il suo ospedale non è che funzioni così male! (come ho avuto modo di sperimentare personalmente). Diventare un punto di riferimento per l'alto Orvietano non se ne discute davvero, dato che loro hanno in Orvieto una struttura funzionante e di riferimento anche per ragioni di appartenenza. Ed allora? Io credo davvero che, per riprendere l'analisi corretta di cui sopra, sarebbe il caso di rilanciare. Rilanciare con qualche idea innovativa che faccia del nostro ospedale un punto di riferimento non solo regionale, ma anche nazionale e, perché no, anche oltre (d'altra parte non stiamo sempre a sostenere quanto siamo baricentrici!), verso qualche specializzazione medica che lo rendano una strutture efficiente ed unica nel suo genere. Sarebbe l'occasione per porre fine a polemiche infinite, con il rischio serio di ripercussioni  elettorali disastrose per il nostro Partito, e con ricadute economiche importanti per la collettività e per l'orgoglio di noi pievesi (tutti; frazioni incluse!). A mio giudizio occorre il coraggio di farlo, di rompere schemi consolidati e farraginosi, per un rilancio vero di Città della Pieve.

Enzo de Fabrizio

 

 

 

 

 

 

 

 
I giovedì del ... lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da enzo   
Lunedì 02 Aprile 2012 15:42

Più che un articolo, una riflessione. Ma possibile che quando si organizzano incontri interessanti su tematiche tanto attuali  come quelle sul lavoro, con le Organizzazioni datoriali, vi sia una risposta così misera? Non dico che bastava che ognuno avesse portato qualcuno e la sala sarebbe stata meno vuota,  per non cadere nella vecchia logica che occorrono i corpi più che le teste ... ma insomma possibile che vi sia un tale disinteresse di tutti per tutto? C'è  veramente da riflettere!

Enzo

 
federalismo.. per capirci di più PDF Stampa E-mail
Scritto da ivan Marchesini   
Sabato 05 Febbraio 2011 16:32


da Il Fatto quotidiano del 5 febbraio 2011

Abbiamo chiesto al professor Alberto Zanardi, ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Bologna, di spiegare cosa cambierà in concreto per i contribuenti e per i Comuni con le principali novità del federalismo municipale. Qui sotto le sue risposte.

Cedolare secca: risparmi per privilegiati
Riguarda la tassazione del reddito derivante da un immobile affittato. Per il contribuente il passaggio dall’Irpef alla cedolare secca con aliquota del 19 o 21 è opzionale, si può scegliere la soluzione. Lo sconto potenziale sulle imposte dovute è più rilevante per i contribuenti con un più alto reddito complessivo ed è indifferente per i redditi più bassi, che continueranno a scegliere l’Irpef. I comuni oggi ricevono circa 11 miliardi di trasferimenti. Ora al posto dei trasferimenti ci sono tributi devoluti e compartecipazioni. Tra questi la cedolare. Ma nella valutazione della ragioneria questa garantisce parità di gettito soltanto se emerge molto reddito ora sommerso. C’è quindi un problema di incertezza.

Addizionali Irpef: colpiti sempre i dipendenti
Per i Comuni si ritorna alla normalità: si passa dal blocco della possibilità di variazione delle aliquote Irpef a restituire le leve fiscali ai sindaci per aumentare, se ne hanno bisogno, il gettito. Ma se c’è una riduzione delle dotazioni dello Stato ai Comuni ci sarà una tendenza a usare questa leva, massimo per lo 0,4 per cento (con aumenti massimi dello 0,2 per cento annuo). Per i cittadini c’è il rischio di un aumento del peso di un tributo come l’Irpef che di fatto colpisce quasi solo dipendenti e pensionati. Sarebbe stato meglio riattivare l’Ici, per ripartire il peso tra lavoratori e percettori di rendite.

Scopo e turismo: 5 euro a notte e più infrastrutture
L’imposta di soggiorno e quella di scopo sono un’altra leva data ai Comuni, ma ancora non sono specificati i dettagli sul loro funzionamento. L’imposta di soggiorno attribuita ai Comuni capoluogo e a quelli turistici viene caricata sul prezzo di ogni notte di soggiorno, fino a un massimo di cinque euro. Il gettito che deriva dall’imposta deve essere utilizzato per finanziare spese collegate ai Beni culturali e questo è utile, perché i turisti producono reddito ma comportano costi. La tassa di scopo esisteva già, ma viene ampliata. Si tassano i cittadini spiegando che l’imposta serve per costruire un ponte, un’infrastruttura. Si allarga la tipologia di opere pubbliche finanziabili ma mancano ancora i dettagli.

Imposta municipale: più tasse per i commercianti
L’Imu (Imposta municipale unica) scatta dal 2014. Per i Comuni c’è l’incertezza che la nuova imposta garantisca lo stesso gettito delle imposte che accorpa. Cioè, all’85 per cento, l’Ici sulle seconde case e gli immobili commerciali. Cambia l’aliquota, stabilita allo 0,76 per cento, al di sopra del livello attuale che in media è lo 0,5 per cento. La ragione per cui aumenta è che su una parte dei redditi immobiliari gravano delle imposte dirette come l’Irpef. Si trasforma un’imposta sui redditi in una patrimoniale. Questa aliquota, secondo la relazione tecnica, dovrebbe generare parità di gettito. Per i Comuni comporta un limite all’intervento sulle aliquote, quindi minore autonomia. Per le imprese non si realizza la cancellazione dell’Irpef: continuano a pagarlo per gli immobili che usano per il loro lavoro. C’è quindi uno spostamento del carico fiscale a sfavore dei lavoratori autonomi, delle imprese e delle società di capitale che percepiscono redditi fondiari.

Fondo perequazione: chi ha avuto, ha avuto
È il vero elemento mancante del sistema. Dovrebbe sopperire alla diversa distribuzione delle imposte tra i diversi comuni, in modo da garantire ai Comuni di finanziare i fabbisogni standard delle loro funzioni. Cioè per i servizi fondamentali come gli asili nido, i trasporti pubblici locali, l’assistenza agli anziani. Ci saranno Comuni molto dotati perché hanno molte seconde case immobili commerciali, altri che non hanno questa fortuna. I Comuni dove ci sono tante prime case, sulle quali non si paga alcuna imposta, avranno relativamente poche entrate. Ci si aspettava un decreto legislativo che specificasse le fonti di finanziamento e le modalità di riparto di questo fondo a cominciare dalle direttive della legge delega. Invece non è specificato come si finanzia e come usa le risorse. Il problema è stato semplicemente rimandato, pericolosamente, visto che siamo vicini alla scadenza della delega (a maggio). Quindi non si sa quali saranno le risorse complessive a disposizione dei Comuni.

 
Etica e Politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzino   
Lunedì 21 Novembre 2011 16:04

E così ancora una volta per salvare questo "sgangherato" Paese dobbiamo affidarci ai Professori! Era successo nel '92 con la cosiddetta fine della Prima Repubblica ad opera dei magistrati, ed anche questa volta qualcuno ha dovuto prendersi la briga di fare il "lavoro sporco" al posto degli eletti dal popolo. Insomma, al di la' dei giudzi  di merito del nuovo governo Monti, composto da persone che ci danno un senso di vertigine se paragonate a chi ci ha governato finora, quello che rattrista è vedere ancora una volta come la Politica, quella con la P maiuscola, abbia fallito. Tutta; anche se occorre dirlo a gran voce  che il berlusconismo è stato micidiale per il nostro Paese, per come è riuscito nel tempo  a massacrare i fragili, quanto fondamentali rapporti tra le Istituzioni. Ma, dicevo è tutta la politica ad uscire sconfitta, certificata dalla distanza abissale che la separa dal paese reale ed accentuata da comportamenti di politici che sembrano assolutamente folli in un momento così critico come quello che stiamo attraversando.

Mi auguro quindi  che il governo Monti, al di là delle dietrologie, riesca a traghettare il Paese verso un futuro migliore. Non sarà una passeggiata per tutti noi, ma sicuramente affronteremo meglio i sicuri sacrifici che ci toccheranno se questi verranno condivisi da tutti soprattutto da chi più ha. Nel frattempo occorre ricostruire una politica che sia credibile fatta soprattutto di persone credibili, e questo a tutti i livelli di responsabilità. I programmi, le alleanze sono importanti ma, a mio giudizio  occore innanzi tutto  ritrovare il senso di un'etica  che si è andata perdendo e che ci possa ridare fiducia e farla ritrovare ai Partiti che devono tornare ad essere il motore di quella Democrazia compiuta che spetta al nostro Paese.

Enzo de Fabrizio

 
Chi ha bisogno di Chi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni   
Venerdì 04 Marzo 2011 20:24

Ricevuto e scritto da Biagio Pittaro: Chi ha bisogno di Chi?

Europa – Turchia

 

Nel 1999 la Turchia fu invitata a presentare domanda di adesione all’Unione Europea.

Le trattative euro turche continuano a trascinarsi stancamente per la sorda o esplicita opposizione di alcuni governi europei, i quali temono il carattere islamico della società turca e segnalano persistenti violazioni dei diritti umani.

Io vorrei portare la mia testimonianza diretta relativa ad un settore importante dello stato turco e cioè l’organizzazione della scuola, dove si formano i cittadini di domani ed aggiungere alcune riflessioni personali, frutto di autonome letture.

Sono stato a Karaman ( Turchia meridionale), una città capoluogo di circa 120.000 abitanti, per una visita-studio insieme ad altri tredici colleghi europei, dalla Norvegia alla Slovacchia.

La visita-studio è durata una settimana intorno al tema dei nuovi approcci per l’insegnamento della lingue straniere.

Il viaggio prevedeva sessioni di studio e visite alle scuole, per cui ho avuto l’opportunità con i colleghi europei di vedere sei scuole primarie ( dai 3 ai 14 anni di età ), due scuole superiori ( dai 14 ai 18 anni ) ed il dipartimento di lingue della facoltà di economia.

Abbiamo trovato una realtà in pieno movimento: ottimi istituti, quasi tutti costruiti negli ultimi venti anni, con ampi spazi coperti e scoperti, che consentono la permanenza a scuola dalle 8 alle 15 o alle 16, pranzo compreso.

Le scuole hanno un’organizzazione per materie e non per aule scolastiche, per cui vi sono aule di matematica, di lingue e così via e sono gli studenti che si spostano in base alle lezioni da seguire.

Ci sono ottimi laboratori speciali di fisica, chimica e lingue; in ogni aula c’è una connessione ad internet ed un proiettore, oltre ad una lavagna interattiva nelle aule speciali.

Delle scuole così le ho viste solo in Finlandia!

Le ore di lezione settimanali nella scuola dell’obbligo ( 6 – 14 anni ) va dalle 30 alle 45 ore (con ore da 40 minuti).

Nelle scuole statali si nota un sovraffollamento delle classi ( fino a 40 allievi); nelle scuole private ( retta annua da duemila a tremila euro ) le classi sono meno numerose ed oltre al curricolo ufficiale, vi sono materie opzionali quali le lingue, le discipline artistiche…

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Gennaio 2012 14:02
 
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